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MAURO REGGIO, VARESE VISTA ATTRAVERSO IL SUO PENNELLO

Articolo su Oltre, La Prealpina, di Serena Colombo, pag.23

Si staglia contro un cielo aranciato, il Bernascone, con la sua mole geometrica che qua e là concede spazio agli arzigogoli barocchi. Al suo fianco, il ritmo immobile dei portici della vecchia sede razionalista della Cassa di Risparmio, fatto di pieni e vuoti, crea una sorta di cortocircuito estetico. Gli stessi portici metafisici, immoti e silenziosi, della Torre Civica di Mario Loreti, con le specchiature in serizzo. Sono i monumenti di Varese secondo il pennello di Mauro Reggio, protagonista da Sabato (vernissage 11-13), della prima mostra personale dal titolo Un-reality, allestita nella sede di Casbeno di PUNTO SULL’ARTE.

“È la prima volta che racconto Varese attraverso le mie opere”, ci dice l’artista. “Ho trovato numerosi scorci interessanti per la mia ricerca, perché architetture di stili ed epoche diverse interagiscono tra loro. Varese è una classica città italiana con i portici, che scandiscono il ritmo e rimando ad un immaginario tra metafisica e surrealismo”. “Mi interessa la forma geometrica delle cose, ecco perché la scelta del paesaggio”, ci racconta Reggio.

Frequentando il Liceo Artistico e poi l’Accademia, ho lavorato tantissimo sulla pittura dal vero. Modelli, nature morte, nudi oggetti in posa. Poi ho guardato fuori dalla finestra. Ho incontrato l’architettura, il paesaggio che si sposava con la poetica della scuola romana, delle opere di Mafai e Capogrossi”.

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Pubblicato il 15/02/2024

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