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Silvia Levenson

Buenos Aires, 1976

  • CV

Nei suoi lavori, Silvia Levenson esplora lo spazio sottile situato fra ciò che si vede e ciò che s’intuisce utilizzando il vetro come lente d’ingrandimento per osservare da vicino i conflitti all’interno delle famiglie e della società. I suoi oggetti in vetro sono realizzati con la stessa tecnica utilizzata per le sculture in bronzo, la cera persa. Il vetro per l’artista argentina rappresenta l’ambiguità, lo utilizziamo per oggetti che ci sono indispensabili, come bicchieri o bottiglie, porte e finestre, ma ci può fare male tagliandoci. Ecco dunque le bombe a mano posate sopra grandi torte glassate o messe sotto campane di vetro come preziosi dolciumi, a testimoniare la battaglia che le donne devono combattere contro gli stereotipi sociali e la violenza, oppure l’altalena e le scarpine di vetro, che simboleggiano l’assenza della persona. Una delle sue mostre itineranti più recenti è Identidad Desaparecida, un progetto di denuncia che ha girato il mondo, il cui scopo è quello di alludere alle centinaia di bambini che sono stati rapiti e dati in adozione illegale durante la dittatura militare in Argentina.

Silvia Levenson nasce in Argentina nel 1957, ma vive e lavora in Italia dal 1981. Ha collaborato a diversi progetti indirizzati all’integrazione di rifugiati e migranti, come Multaka con Berlin Glas e Memories of Home con la British Glass Biennale in Inghilterra. Il suo lavoro fa parte di importanti collezioni pubbliche e private tra cui il Corning Museum of Glass, il New Mexico Museum of Art di Santa Fè (USA), l’Houston Fine Art Museum, il Toledo Museum of Art, il Mint Museum di Charlotte (USA), il MUDAC di Lausanne, l’Alexander Tutsek-Stiftung di Monaco, il Museo del Castello Sforzesco a Milano, il Museo del Vetro di Murano, la Fondazione Remotti a Camogli e la Fondazione Banca San Gottardo. Vive e lavora a Lesa (IT).