HORSE&INTERJECTION #12

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HORSE&INTERJECTION #12 di Alice Zanin. Scultura in cartapesta raffigurante un cavalluccio marino rosa racchiuso in una teca. Opera autonoma che esplora i temi della fragilità, della protezione e della distanza. Galleria Punto sull’Arte, Varese, Italia.

Artista

Alice Zanin è un’artista autodidatta che ha trovato la sua voce nell’esplorazione della scultura e della cartapesta. La sua ricerca espressiva si è evoluta nel tempo. Parte dalla pittura per poi concentrarsi sulla cartapesta, un materiale che le consente di liberare la propria creatività senza limiti. Le sue opere sono caratterizzate da un’abilità minuziosa nella lavorazione dei dettagli, che crea un rapporto magico e surreale con gli spettatori.

Opere

Le sculture di Alice Zanin si distinguono per la rappresentazione di animali leggeri e stilizzati. L’artista riesce a conferire ai suoi soggetti una dimensione quasi eterea, come se fossero privi di peso e di una forma definita. Questa scelta artistica non solo riflette una visione estetica, ma anche un significato profondo. La leggerezza come simbolo di libertà e trasformazione. Gli animali diventano metafore della condizione umana. Fragili e al contempo potenti nella loro essenza.

HORSE&INTERJECTION #12

HORSE&INTERJECTION #12 raffigura un cavalluccio marino rosa racchiuso all’interno di una teca. La composizione è essenziale e silenziosa. L’animale appare sospeso, protetto e isolato allo stesso tempo. Il colore rosa accentua la delicatezza della forma e ne amplifica la dimensione poetica. Il cavalluccio marino, creatura fragile e simbolo di equilibrio e resilienza, viene presentato come oggetto di osservazione e contemplazione. La teca introduce un confine visivo e concettuale, suggerendo una riflessione sul rapporto tra protezione e distanza. La cartapesta, modellata con sensibilità, contribuisce a rendere l’opera leggera e quasi immateriale, in contrasto con la rigidità della struttura che la contiene.

Conclusioni HORSE&INTERJECTION #12

Con HORSE&INTERJECTION #12, Alice Zanin indaga il tema della fragilità custodita. Il cavalluccio marino diventa una presenza poetica, sospesa tra intimità e separazione. L’opera invita lo spettatore a riflettere sulla vulnerabilità, sulla cura e sul sottile equilibrio tra esposizione e protezione, offrendo una visione delicata e profondamente umana del mondo naturale.