Capriccio lagunare di Matthias Brandes
Capriccio lagunare mostra un paesaggio compatto e silenzioso, tipico dell’immaginario di Matthias Brandes. Le case sembrano scolpite nella pietra, solide e immobili. Gli alberi sono fitti, rigidi, quasi impermeabili al vento. Il cielo è uniforme, come un coperchio che chiude la scena. La laguna non è descritta in modo realistico: è un luogo mentale, sospeso, dove calma e inquietudine convivono. Brandes trasforma così il paesaggio in una visione simbolica, essenziale e misteriosa.
L’artista: Matthias Brandes
Brandes costruisce i suoi mondi come sculture dipinte. Usa volumi netti, superfici ruvide e una materia che sembra granitica. Le sue opere uniscono ordine e mistero. Richiamano la solidità di Giotto, le prospettive scure di Sironi e la quiete di Morandi. Nato a Bochum nel 1950, si forma ad Amburgo ed espone internazionalmente dagli anni Ottanta. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private. Nel 2012 una sua pittura è stata acquisita dall’OFA per i Giochi Olimpici di Londra. Vive e lavora a Meolo, in Veneto.
Descrizione
In Capriccio lagunare, la laguna diventa un pretesto emotivo. Le architetture emergono dal paesaggio come presenze antiche. Le finestre cieche e le ombre profonde creano un senso di distanza. Nulla si muove davvero. La scena è sospesa, quasi trattenuta. Brandes non descrive un luogo reale, ma uno stato d’animo: un equilibrio fragile tra quiete e tensione, tra realtà e immaginazione.
Conclusione
Capriccio lagunare parla attraverso forme essenziali e silenzi intensi. È un paesaggio che diventa metafora, un invito a leggere oltre ciò che appare. Con pochi elementi, Brandes costruisce un mondo enigmatico, carico di suggestioni e di poesia trattenuta.


